Il supporto psicologico e la difficoltà di chiedere aiuto
- progettomentefenic
- 26 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Perché chiedere aiuto non è affatto scontato
Chiedere supporto psicologico viene spesso raccontato come un gesto semplice: riconosci il problema, cerchi un professionista, inizi un percorso. In realtà, per molte persone è uno dei passaggi più complessi e dolorosi. Non perché manchi l’intelligenza o la consapevolezza, ma perché entra in gioco qualcosa di più profondo: il modo in cui siamo stati educati a stare con le nostre emozioni.
L’idea che “se chiedi aiuto sei debole” è ancora molto diffusa, anche quando razionalmente sappiamo che non è vera. Questo crea una frattura interna: una parte di noi sa che avrebbe bisogno di supporto, un’altra si oppone, minimizza, rimanda.
Le convinzioni che rendono difficile chiedere aiuto
Molte resistenze non sono casuali. Spesso derivano da convinzioni implicite come:
“Dovrei farcela da solo”
“C’è chi sta peggio di me”
“Se parlo dei miei problemi, peso sugli altri”
“Uno psicologo serve solo quando stai davvero male”
Queste idee sembrano razionali, ma in realtà funzionano come meccanismi di protezione. Proteggono dall’esposizione, dal rischio di sentirsi vulnerabili, dal timore di scoprire cose di sé che potrebbero far male.
La paura non è il problema, è il segnale
Un errore comune è pensare che la paura di chiedere aiuto sia un ostacolo da eliminare. In realtà, quella paura è un segnale. Indica che stiamo toccando qualcosa di importante.
Molte persone arrivano a chiedere supporto psicologico non quando il dolore è insopportabile, ma quando diventa chiaro che continuare a evitarlo ha un costo troppo alto: relazioni che si complicano, sintomi che si cronicizzano, una sensazione costante di blocco.
Il punto non è “non avere paura”, ma capire cosa sta cercando di proteggerci quella paura.
Il supporto psicologico non è solo per le emergenze
Un altro equivoco diffuso è pensare alla psicoterapia come a un intervento estremo, da attivare solo in presenza di una diagnosi o di una crisi grave. Questa visione riduce enormemente il valore del supporto psicologico.
In realtà, un percorso psicologico può aiutare anche quando:
senti di ripetere sempre gli stessi schemi
fai fatica a prendere decisioni
vivi relazioni che ti lasciano svuotato
provi un disagio difficile da nominare, ma costante
Aspettare che la sofferenza diventi ingestibile non è una prova di forza, ma spesso una conseguenza della mancanza di spazi sicuri in cui poter riflettere prima.
Chiedere aiuto come atto di responsabilità
C’è una prospettiva alternativa che raramente viene raccontata: chiedere supporto psicologico non è una resa, ma un atto di responsabilità verso se stessi.
Significa riconoscere i propri limiti senza trasformarli in colpa. Significa smettere di combattere da soli battaglie che non richiedono solitudine, ma alleanza.
Dal punto di vista clinico, non è la presenza del problema a fare la differenza, ma il modo in cui una persona decide di prendersene cura.
MenteFenice: uno spazio per ripartire
MenteFenice nasce proprio da questa idea: creare spazi in cui il supporto psicologico non sia vissuto come un’ultima spiaggia, ma come un luogo di comprensione, orientamento e crescita.
Chiedere aiuto non ti definisce per ciò che non sei riuscito a fare. Ti definisce per il coraggio di fermarti, guardarti e scegliere di fare qualcosa di diverso.
Se stai leggendo questo articolo e ti riconosci anche solo in parte, forse la domanda non è “sto abbastanza male da chiedere aiuto?”, ma “cosa succederebbe se smettessi di affrontare tutto da solo?”





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